Perché l'SP500 batte (quasi) tutti?

Investire nell’S&P 500 batte lo stock picking: diversificazione, pazienza e strategia superano la difficoltà di selezionare azioni vincenti nel tempo.

Gianmaria Pini

2/25/20253 min read

La difficoltà di scegliere azioni vincenti

Molti investitori, soprattutto quelli alle prime armi, si avvicinano alla borsa con una convinzione comune: basta trovare le azioni giuste per guadagnare tanti soldi. Guardando i rendimenti storici dell’S&P 500, che negli ultimi 30 anni ha offerto in media un +10,5% annuo, è facile pensare che il mercato azionario sia una macchina perfetta per la crescita del capitale.

Ma c’è un problema che pochi considerano: non tutte le azioni crescono allo stesso modo.

Per ogni titolo che sale vertiginosamente, ce ne sono altri che scendono. E, come mostra l’immagine di J.P. Morgan, ogni anno ci sono in media 148 aziende dell’S&P 500 che chiudono l’anno con una perdita di almeno il 5%. In alcuni anni questo numero è ancora più alto. Questo significa che, anche quando il mercato nel complesso cresce, molte azioni individuali stanno vivendo un anno negativo.

E allora la domanda diventa: quanto è davvero facile scegliere le azioni giuste?

Il problema della selezione: perché molti sbagliano

Molti investitori credono che con un po’ di studio e analisi sia possibile individuare le azioni migliori. Alcuni leggono i bilanci, guardano la crescita dei ricavi, seguono le dichiarazioni dei CEO. Altri si affidano a indicatori tecnici e pattern di prezzo.

Ma la realtà è molto più imprevedibile di quanto sembri.

Anche le aziende con bilanci solidi e prospettive di crescita possono avere anni pessimi. Prendiamo ad esempio alcune delle più grandi società americane: colossi che oggi dominano il mercato hanno avuto anni di forte calo, spingendo molti investitori impazienti a vendere prima di vederle risalire.

E non è solo un problema dei piccoli investitori. Anche i gestori di fondi attivi, che lavorano ogni giorno sui mercati e hanno accesso a enormi quantità di dati, fanno fatica a selezionare titoli vincenti con costanza. Le statistiche mostrano che la maggior parte dei fondi gestiti attivamente non riesce a battere il mercato nel lungo periodo.

Se anche i professionisti hanno difficoltà, quanto è realistico pensare che un investitore comune possa farlo meglio?

Il vantaggio della diversificazione: la strategia più semplice che funziona

E qui arriva il punto cruciale: investire in un indice come l’S&P 500 significa evitare il problema della selezione individuale.

In un anno qualsiasi, alcune aziende dell’indice avranno performance negative, ma altre cresceranno e compenseranno le perdite. Questo meccanismo permette al mercato di mantenere una crescita stabile nel lungo periodo, anche attraversando crisi e periodi di incertezza.

Chi investe in un indice non ha bisogno di indovinare quali saranno le aziende vincenti. Si affida invece alla crescita dell’intero mercato. Questo approccio è semplice, efficace e storicamente ha battuto la maggior parte delle strategie di stock picking.

Prendiamo il caso del 2008, anno della grande crisi finanziaria: l’S&P 500 perse il 38%, con centinaia di aziende che videro il loro valore crollare. Ma nei dieci anni successivi, chi avesse mantenuto l’investimento nell’indice avrebbe recuperato tutto e registrato un’ottima crescita.

Chi invece avesse provato a selezionare titoli singoli, rischiava di scegliere aziende che non si sarebbero mai riprese.

Il sogno del market timing: perché è una trappola pericolosa

Un’altra grande illusione che molti investitori hanno è quella di entrare e uscire dal mercato al momento giusto.

L’idea è semplice: comprare quando il mercato è basso e vendere quando è alto. Ma c’è un problema: nessuno sa con certezza quando i mercati toccheranno il fondo o il picco.

La storia mostra che i mercati tendono a salire nel lungo periodo, ma nel breve possono essere estremamente imprevedibili. Molti investitori cercano di vendere in anticipo per evitare perdite, ma finiscono per rimanere fuori anche quando il mercato riparte, perdendo i giorni migliori.

E i dati sono spietati: se un investitore perde solo i 10 giorni migliori del mercato in un decennio, il suo rendimento si riduce drasticamente. Per questo motivo, restare investiti batte quasi sempre il tentativo di fare market timing.

Cosa significa tutto questo per un investitore medio?

Se c’è una lezione da imparare dai dati dell’immagine di J.P. Morgan, è che il mercato azionario è molto più complesso di quanto sembri.

L’idea di selezionare le azioni giuste e battere il mercato è affascinante, ma nella pratica è incredibilmente difficile. Anche i migliori analisti del mondo sbagliano spesso.

E allora, qual è la strategia più intelligente?

Diversificare: investire in indici ampi come l’S&P 500 riduce il rischio di scegliere le aziende sbagliate.
Essere pazienti: i mercati hanno alti e bassi, ma storicamente hanno sempre avuto una tendenza positiva nel lungo periodo.
Evitare il market timing: provare a prevedere i movimenti del mercato porta spesso a errori costosi.

Specchietto per l'investitore

Scegliere le azioni vincenti è difficile, ed è per questo che molti investitori finiscono per avere rendimenti inferiori rispetto a chi investe semplicemente in un indice diversificato.

L’S&P 500, con il suo rendimento medio del 10,5% annuo, offre una strada chiara per la crescita del capitale senza la necessità di analizzare e scegliere singole azioni.

Quindi, invece di cercare di essere più bravi del mercato, forse la strategia più intelligente è smettere di cercare di batterlo e iniziare a seguirlo.